“L’Italia che non si vede” si chiude con l’antifascista Ranuccio Bianchi Bandinelli e un omaggio alla Liberazione (24 aprile)

Sarà un omaggio al 73esimo anniversario della Liberazione a chiudere la rassegna “L’Italia che non si vede”, promossa dal Circolo Arci Centro in collaborazione con Arci provinciale di Siena, Ucca – Unione circoli cinematografici Arci e Cesvot, Centro servizi volontariato Toscana. Domani, martedì 24 aprile, alle ore 21, le Stanze della Memoria, in via Malavolti, 9, ospiteranno la proiezione del docu-thriller “L’uomo che non cambiò la storia”, diretto da Enrico Caria e ispirato alla storia di Ranuccio Bianchi Bandinelli, professore universitario tra i padri dell’archeologia moderna e al suo spirito antifascista. L’appuntamento conta sulla collaborazione dell’Anpi provinciale di Siena e dell’Istituto Storico della Resistenza senese e dell’Età Contemporanea.

L’uomo che non cambiò la storia. Il docu-thriller ruota attorno alla figura di Ranuccio Bianchi Bandinelli, personaggio di cui il regime fascista, mai sazio di vestigia imperiali, andava fiero non sapendo che il professore era, in realtà, un convinto antifascista. In occasione del viaggio di Hitler in Italia nel 1938, Bianchi Bandinelli venne invitato ad accompagnare il Duce e il Führer in veste di interprete e di guida in giro per musei e siti archeologici. Una volta “reclutato” obtorto collo, il professore si rese conto che nessuno lo perquisiva e lo controllava e che poteva avere la massima libertà d’azione decidendo tempi e percorsi delle visite guidate. La storia gli stava offrendo l’occasione incredibile di fermare la follia nazifascista, ma a un certo punto, Bandinelli, non avendo trovato il coraggio, abbandonò l’ipotesi che avrebbe cambiato la storia e nel suo diario, al posto dei piani omicidi, troverà spazio il racconto divertito e irriverente dei due grotteschi dittatori visti a confronto da molto vicino e definiti meschini, megalomani e gelosi l’uno dell’altro. Il docu-thriller non si attiene a come è andata a finire, ma a come è andata e la sceneggiatura, per quanto fedelmente tratta dal diario del protagonista, è liberamente costruita per esaltare la tensione del viaggio dell’eroe.

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